Perché il mangiare compulsivo è una malattia dell’ego

Mangiare compulsivamente ha a che fare con un io eccessivamente strutturato, con un ego che protegge se stesso

Chi mangia in eccesso e tende ad accumulare peso corporeo lo fa per proteggersi e non solo dal punto di vista psicologico, anche da quello fisico.

Chi mangia in eccesso tiene gli altri a distanza di sicurezza

Sì, un corpo imponente ha anche questa funzione: tenere persone e cose a debita distanza. Quali siano i motivi è facile intuirlo: chi si nasconde dietro al cibo non può sopportare di essere visto nelle proprie fragilità.

Un mangiatore compulsivo ha sempre a che fare con un’idea di sé da proiettare all’esterno che rasenti la perfezione. Salvo non reggere, poi, la distanza tra l’aspettativa di sé e la realtà.

Per colmare questo gap, questo dislivello percettivo, ha bisogno di riempirlo della rassicurazione del cibo che, tra l’altro, aumenta ancor di più la distanza sia da sé che dagli altri.

Un ego corazzato

Chi non riesce ha smettere di mangiare in eccesso è schiavo, prima ancora che del cibo, di un ego corazzato, a prova di bomba. Niente e nessuno deve poter immaginare (nemmeno intuire!) l’orrore che ha dentro.

Questo orrore – è chiaro – è un orrore solo immaginato ed è anch’esso frutto di una visione distorta, di una dispercezione della realtà.

Il ruolo della vittima

Chi mangia in eccesso si trova perfettamente a proprio agio nel ruolo della vittima. Questo è l’ostacolo principale che ci impedisce di lasciar andare i chili di troppo. Così come siamo aggrappati al peso che ci protegge dal contatto con la vita e con gli altri, ci teniamo ad affermare il nostro Io martire e bersaglio dei mali del mondo.

Capitano sempre tutte a me

Oppure c’è la variante persecutoria: ce l’hanno tutti con me. In un caso o nell’altro, chi non riesce a lasciar andare un corpo ingombrante non riesce a mollare la propria idea delle cose: un ego granitico e immutabile ha bisogno di una “casa” spaziosa, di un corpo ipertrofico che lo ospiti.

Il cambiamento è impossibile se non cambiano le condizioni di partenza

Finché rimaniamo attaccati al nostro Sé vittima, saremo totalmente identificati con esso e ci sarà impossibile anche solo immaginare uno scenario diverso per noi e per il nostro corpo (il corpo è la manifestazione esterna di ciò che siamo).

A tale proposito Eckhart Tolle scrive, nel suo libro Un nuovo mondo:

“Potete facilmente identificarvi con un corpo “problematico” e fare delle imperfezioni, della malattia o dell’invalidità la vostra identità. Allora penserete o parlerete di voi stessi come “sofferenti” di questa o quella malattia o invalidità cronica. E in questo riceverete grandi attenzioni dai medici e dagli altri, che vi confermeranno costantemente la vostra identità concettuale di sofferente o di paziente. Quindi vi afferrate alla malattia perché è diventata la parte più importante di chi percepite essere voi stessi. È diventata un’altra forma di pensiero con la quale l’ego si può identificare”.

https://www.librimondadori.it/autore/eckhart-tolle/

Possiamo smetterla di proteggerci

Si può imparare, questa è la bella notizia, a non credere così ciecamente ai nostri pensieri nutriti dall’ego. Un ego che è il frutto di un sé fragile che si protegge dal mondo. Possiamo consentire a questa fragilità di emergere e di sentirsi al sicuro in mezzo alle persone e agli eventi che ci capitano.

Un atteggiamento “vincente”

Solo assumere questo atteggiamento “a monte”, sostenuto da strumenti adeguati, ci guarisce dall’impulso di mangiare in eccesso. Se ci proviamo solo con lo sforzo o con la buona vecchia forza di volontà siamo destinati a quell’insuccesso al quale siamo dolorosamente abituati.

Possiamo essere davvero nuovi solo mettendo continuamente in discussione le nostre identità consolidate.

Solo così ci garantiamo una base solida su cui costruire l’edificio del nostro cambiamento verso l’equilibrio psicofisico e il benessere.

Nel link qui di seguito tre incontri per acquisire gli strumenti pratici per iniziare il cammino

 

Ho mangiato abbastanza experience

 

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