Un fiocchetto Lilla per liberarsi dall’ossessione del cibo

Che emozione. Portare il proprio contributo di speranza in una giornata così è un dovere, oltre che un onore. Ma è anche altro: è parte della cura.

La cura del raccontare

Uno degli aspetti dei Disturbi del comportamento alimentare che uccide di più è il silenzio.

Raccontare è parte integrante del percorso di recupero. Raccontare vuol dire poter guardare col distacco necessario, vuol dire lasciarsi alle spalle la vergogna e l’ostinazione.

Una malattia dell’ostinazione

L’energia che rinchiude in una gabbia chi soffre dei DCA, in qualsiasi forma, è una forza oscura, distruttiva, che trae linfa vitale dalla vergogna e dall’isolamento. L’ossessione nei confronti del cibo (si tratti di privazione o di eccesso) si nutre di una chiusura, dell’essere gli unici referenti di se stessi. Si nega la realtà in un delirio di onnipotenza e si vive nel controllo assoluto (o nella totale mancanza dello stesso) il rapporto col cibo.

Il cibo serve a scomparire e a farsi vedere

Proprio così: sembra un paradosso e invece è la realtà dei disturbi del comportamento alimentare. Da un lato ci si annienta, dall’altro si urla di dolore nell’incapacità di chiedere aiuto. Si vuole essere visti ma ci si nasconde, si chiede attenzione sottraendosi però ai rapporti con le persone vicine.

Testimoniare sempre

La mia vita da binge eater in recupero ha una priorità, quella di raccontare la mia esperienza felice per offrire agli altri la possibilità di riconoscersi e di identificarsi con la speranza di una via d’uscita.

Se lo faccio è perché so che è l’unico modo. Perché è l’isolamento che fa morire. Ho perso tanti amici per la strada perché, anche se nessuno lo dice, di questa malattia si muore.

Lo faccio perché la cura è l’amore, l’amore per se stessi, che non è niente senza l’amore degli altri e per gli altri.

A Genova, tanto amore

Non ricordo una parola della testimonianza che ho fatto. Non c’era niente di studiato. Ciò che però ricordo è l’emozione che ho provato nel sentire altre storie felici e tristi, nel sapere che altri escono dall’ombra e raccontano, a beneficio di altri ancora che non riescono a vedere una via d’uscita.

La via d’uscita c’è, se si sceglie la vita.

È ciò che racconto nel libro che ho presentato in occasione della 6a giornata del Fiocchetto Lilla. Ecco il link alla pagina: http://www.homangiatoabbastanza.it/

Grazie a Mi nutro di vita

Ringrazio l’Associazione Mi nutro di vita (http://www.minutrodivita.it/) per avermi invitato.

Mi nutro di vita. Mai nome fu più a proposito.

Perché la malattia ci sottrae la vita, ce la succhia via.

Ringrazio Stefano Tavilla e le sue stupende collaboratrici (e i collaboratori). Donne e uomini straordinari, che hanno fatto dell’esperienza della malattia un’occasione di crescita.

E ringrazio Giulia, che non ho conosciuto. È lei che ha dato vita a tutto ciò, nel profondo. La vita che non è riuscita a vivere si è trasformata, grazie al suo papà, in una vita che germoglia a beneficio di tutti.

Giulia voleva vivere e non c’è riuscita. Ma ha segnato la strada per altri. Perché quello che è successo a lei non possa succedere più.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.