La felicità al di là del finestrino

Se la vita è un viaggio, godiamoci la strada e scopriamo che la felicità è al di là del finestrino

Chiunque abbia sperimentato la sofferenza sa che è spesso generata dalla chiusura, dal ripiegarsi su se stessi, dallo smettere di guardare il mondo che c’è al di là dei confini del nostro io.

L’io può essere una trappola

Se non vedo il mondo che con i miei occhi, se non mi apro agli altri e non accetto il cambiamento e l’impermanenza, sono condannato a una vita di frustrazione e sofferenza.

Cosa è mai lo stress?

Ma lo stess, il famoso stress di cui si sente tanto parlare, che sembra condizionare così tanto le nostre esistenze e da cui ci vogliamo allontanare con ogni mezzo, cosa è mai?

Lo stress non è altro che resistenza. Resistenza al cambiamento, al lasciar andare, a non accettare le cose così come sono.

Immobilità?

Certo, a chiunque di noi sentir dire: accetta le cose così come sono fa venire subito in mente un’idea di immobilità. E invece il lasciar andare, lo smettere di combattere contro quello che non si può cambiare, è il primo passo verso una completa inversione di tendenza.

Quanta fatica facciamo ogni giorno a combattere contro noi stessi e il “destino”?

La vera causa dello stress

La vera causa dello stess sembra essere dunque il rifiuto dello stesso stress. È come un gioco di scatole cinesi: la resistenza a ciò che è genera stress e lo stress genera resistenza verso se stesso, il che da luogo a un’ulteriore pressione che produce altro stress. Un incubo. Non è così? Ma non è proprio facendo così che viviamo la maggior parte del tempo della nostra vita?

Viviamo rinchiusi

Viviamo rinchiusi nelle nostre convinzioni, nei nostri punti di vista, arroccati nella fortezza delle poche certezze che abbiamo. Tiriamo giù le tapparelle, chiudiamo gli occhi e ci illudiamo di poter allontanare da noi il dolore.

Siamo rinchiusi metaforicamente ma anche fisicamente. Usciamo di meno, vediamo meno persone. Ci creiamo un benessere virtuale allontanando da noi ogni malessere ricorrendo a una cura sintomatica.

Sono triste? Devo rendermi allegro. Sono arrabbiato? Mi devo calmare. Dentro di me c’è odio? Devo subito allontanarlo perché non è bene.

Dato però che tutte queste emozioni sono umane, non riesco ad allontanarle da me, a soffocarle. E qui nascono i problemi.

Le vie di fuga

Le via di fuga possono essere tante, dall’alcol alla droga, dal cibo al sesso, alle relazioni, ai videogiochi, alla lettura compulsiva, agli acquisti, al gioco…

Riempiamo tutti gli spazi. Ci “ingozziamo” di cose. Non siamo più capaci di sopportare i vuoti, il silenzio.

Un’umanità compulsiva

Sto dipingendo uno scenario apocalittico? Non è così, per voi? Bene. Siete fortunati. Vi invidio.

Però se riflettiamo su quanto poco silenzio c’è nella nostra vita, quanta poca pace (pace intesa come accettazione) c’è nelle nostre giornate tipo, forse alcune nostre convinzioni possono cominciare a vacillare.

Siamo prigionieri

Siamo prigionieri. Prigionieri di strade già tracciate. Di vite già disegnate che pensiamo ci assomiglino e che invece ci allontanano dalla parte più viva e profonda di noi.

Per sopportare questa distanza, la sofferenza di non prestarci cura ed ascolto, ci dobbiamo nascondere dentro abitudini che ci ovattano, ci intontiscono, ci privano della verità di emozioni e sentimenti, che non sappiamo più riconoscere, da quanto li abbiamo negati. Che ci infastidiscono addirittura, che ci mettono a disagio, che vogliamo relegare nella parte più nascosta di noi sotto valanghe di cose inutili.

Le nostre emozioni sono la nostra umanità

E se invece ciò proprio ciò che combattiamo fosse la nostra prima risorsa, ciò che ci dà la certezza di essere vivi e ci connette alla nostra umanità più pura e limpida?

Impariamo a guardare al di là del finestrino

Se smettiamo di tenere gli occhi chiusi e impariamo a guardare al di là del finestrino, scopriremo che è il viaggio che dà colore alla vita, non la destinazione.

Gli obiettivi, quelli che così affannosamente ci imponiamo di raggiungere, non sono che un’illusione. Ciò che conta è la direzione.

Fermiamoci. Non lasciamoci prendere dalla velocità delle cose. È in quella confusione che ci perdiamo.

La felicità è un’idea semplice

Come scrive Jean-Claude Izzo, “davanti al mare la felicità è un’idea semplice”.

Può sembrare un’affermazione superficiale e ottimistica. Ma non è così. Se non ci fermiamo a guardare non possiamo vedere. Se tutto ci affanna, e soprattutto se pensiamo di sapere già tutto di noi e del mondo, niente ci stupirà.

Niente, soprattutto, cambierà.

 

 

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