La moderazione, questa sconosciuta

La moderazione è la via dell’equilibrio col cibo

Per chi combatte contro il cibo in eccesso, la moderazione sembra essere una chimera, un desiderio irraggiungibile.

Per il popolo del tutto e subito, per chi è abituato a infliggersi privazioni o a cadere nell’eccesso incontrollato, la moderazione può sembrare davvero impossibile.

La via di mezzo

Anche per il Buddha la via di mezzo è stata un punto d’arrivo, non un punto di partenza.

Le tappe di un viaggio

Per arrivare alla moderazione c’è bisogno di fare un percorso, per fare pace col cibo e arrivare a una relazione rilassata con esso, è necessario attraversare diverse fasi.

Fase 1: regole

Per chi fa della sregolatezza il problema centrale di un vivere in sofferenza, è utile stabilire delle regole e darsi da fare per rispettarle.

Per poterci riuscire, le regole che ci si danno devono rispondere a due caratteristiche principali: devono essere consapevoli (e condivise) ed essere non trasgredibili. In altre parole devono essere morbide, per non viverle come un’imposizione dolorosa, e rigide al tempo stesso, per non darsi la possibilità di derogare.

Qual è, quindi, la differenza con un normale piano alimentare, se si devono comunque seguire delle regole?

Una, fondamentale: non si tratta di regole restrittive e non si applicano per un periodo limitato di tempo allo scopo di perdere peso.

Si assume la consapevolezza di dover re-imparare a mangiare. Per farlo, visto che non si è capaci, c’è bisogno di stabilire, appunto, delle regole. Ma con gentilezza e per scelta. Questa è la differenza. Nessuno ci obbliga, tantomeno noi stessi. La rinuncia non è restrizione ma strumento di benessere, risorsa di cura.

Fase 2: perseveranza

Per raggiungere la moderazione, ossia la capacità di non iper-alimentarsi per sostenere la propria fragilità emotiva, è importante la continuità. Chi ha un problema di alimentazione incontrollata non può regolarsi col cibo come chi non ce l’ha. In poche parole, chi riconosce di essere un mangiatore compulsivo non può pensare di scegliere di mangiare quel che gli va quando gli va.

Ci abbiamo  provato ed è un disastro. Non è vero?

Le regole che scegliamo di seguire sono la mappa che ci consente di non perderci nel caos alimentare. Se non le seguiamo, sceglieremo sempre ciò che è peggio per noi, perché sceglieremo ciò che “cura” il nostro vuoto emotivo invece di scegliere ciò che è giusto per noi e ci fa bene.

Pensiamo a un tossicodipendente in recupero che dovesse assumere delle sostanze stupefacenti, ad esempio come cura per il dolore. Se non lo facesse sotto controllo medico, non appena fosse emotivamente più instabile, tornerebbe ad usarle come via di fuga. Esattamente come faceva prima.

Un mangiatore compulsivo è un dipendente a tutti gli effetti. Dipende dall’effetto che alcuni cibi fanno sul suo cervello. Ed ha la sfortuna di dover avere a che fare col cibo minimo 3 volte al giorno.

Senza delle regole inderogabili o una mappa è destinato a perdersi.

Il mangiatore compulsivo non può astenersi dal mangiare, ma può astenersi da alcuni specifici cibi – quelli che più di altri alimentano la sua ossessione e la sua compulsione (è facile scoprire quali siano) e astenersi da alcune modalità di assunzione dei cibi.

Questa è la sua risorsa di cura.

Fase 3: pacificazione

Dopo aver stabilizzato per un lungo periodo il proprio rapporto col cibo (ci vorranno almeno un paio d’anni di pazienza), e  dopo aver acquisito delle nuove modalità di comportamento, si potrà lavorare sul pacificarsi col cibo e sulla moderazione.

In questa fase avremo già sperimentato la qualità dell’alimentarsi consapevolmente.

Il cibo non sarà più un nemico e ciò che nel periodo successivo avremo dovuto apprendere con difficoltà e qualche rigidità (purtroppo questo è inevitabile quando si costruisce il nuovo sul vecchio), diventerà il nostro nuovo stile di vita.

Riconquisteremo la libertà dal cibo in eccesso  e, sempre non abbandonando le nostre regole salvavita, potremo finalmente vedere il cibo solo per quel che  è: un piacere moderato, oltre che una necessità per la sopravvivenza.

Ma non prima di aver attraversato, con fiducia, pazienza e perseveranza ognuna delle 3 fasi.

Morbidezza attraverso la disciplina

Per chi mangia in eccesso la morbidezza è fondamentale, ma non può esserci morbidezza senza aver prima appreso la capacità della  autodisciplina.

Come è avvenuto per il Buddha, il percorso di liberazione dalla sofferenza passa da un addestramento che prevede prima  la rinuncia all’attaccamento (in questo caso al ricorrere al cibo in eccesso), sempre utilizzando la gentilezza, e poi il raggiungimento di un equilibrio naturale del quale, per difficoltà di vario genere, prima non si era a conoscenza.

La moderazione è un doppio piacere

Per chi viene da una storia di eccesso, la moderazione è un doppio piacere. È non rinunciare al piacere del buon cibo, senza esserne schiavi.

Per arrivare a questa libertà, paradossalmente, è fondamentale imparare a rinunciarci.

Come fanno i monaci buddhisti della tradizione theravada, che mangiano solo quello che la loro ciotola può contenere, e solo il cibo che gli viene offerto, niente di più. Trovando proprio nella moderazione la ragione dell’equilibrio. E assaporando ogni boccone di cibo come un regalo.

Non c’è niente di più bello, per chi è un mangiatore compulsivo, di scoprire, un giorno, senza però fare di questo un obiettivo, di potersi sedere a tavola e assaporare una porzione moderata di un cibo sano e soddisfacente senza più paura. È come rinascere. Ed è possibile.

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