Mindful eating, liberarsi per sempre dall’ossessione del cibo

Minduful eating, che diavolo vuol dire?

Mindful eating vuol dire nutrirsi consapevolmente, mangiare in consapevolezza. Per noi di Dimagriremeglio® è la risorsa principale.

In concreto, come si fa?

 Partiamo dal presupposto che chi mangia in eccesso (o chi ha, comunque, un disequilibrio col cibo), si approccia al cibo in uno stato di non presenza.

Un esempio?

Chi, sano di mente, si abbufferebbe sapendo quanto fa male?

 Vi è mai capitato di dire: non riesco a smettere, è più forte di me?

 È vero, per un mangiatore compulsivo riuscire a smettere di usare “impropriamente” il cibo è impossibile. Ma perché?

Chi abusa del cibo (o chi se ne priva) lo fa in uno stato di non presenza

Vi è mai capitato di non ricordarvi cosa avete mangiato, dopo averlo fatto? Siete in grado di ricostruire tutto ciò che avete consumato durante un’intera giornata? O in qualche caso scoprite di essere andati col “pilota automatico”, come se foste ipnotizzati?

Viviamo in uno stato di ipnosi

Non è una sensazione, è proprio così: finiamo per vivere buona parte della nostra vita nell’inconsapevolezza, come se la nostra coscienza fosse addormentata. Letteralmente. Ed è all’interno di queste sacche di incoscienza (di non-coscienza) che proliferano gli automatismi distruttivi, che diventano poi vere e proprie dipendenze.

Cibo, alcol, stupefacenti, gioco, sesso, cambia il mezzo ma non la modalità. Come succede per i tumori, l’inconsapevolezza nutre le cellule “cancerose” e le fa riprodurre e moltiplicare.

Il valore della Presenza

Meno presenza c’è, più soggiaciamo alle nostre abitudini distruttive, diventano automatiche, semplicemente, arrivano a essere così parte di noi, da non poterle distinguere da noi stessi.

 Una risposta: Mindfulness

 Anche di questo termine si abusa, spesso a sproposito. Cos’è la Mindfulness? Nulla, senza ciò su cui si regge, ovvero la meditazione di consapevolezza. Se la mindfulness resta un protocollo tecnico, uno strumento praticato a comando, non serve a niente. Perché la mindfulness è un derivato della meditazione che, per funzionare, oltre a dover essere una pratica quotidiana, deve portarci a modificare il nostro stile di vita. Altrimenti è inutile.

Cambiare vita grazie alla meditazione. Come fare?

 A me è successo. È stato il risultato di un percorso lungo e non facile perché meditare significa incontrare se stessi senza veli, significa mettersi a nudo. Significa mettere da parte i pudori e osservarsi – senza giudizio – ma con coraggio. E ammettere, prima di tutto con se stessi, fragilità, paure, errori, inadeguatezze. Tutto ciò, insomma, che ci disgusta di noi.

Al di là di ogni tecnica, infatti,  meditare vuol dire soprattutto aprirsi a quel che c’è, smettere di chiudere gli occhi. Smettere di usare le abituali strategie di fuga e guardare in faccia la vita. Accettando che può essere brutale, ingiusta, insensata, e che la si deve vivere dal vivo, senza prove né repliche possibili.

La meditazione è osservare

 La meditazione altro non è che osservarci dall’interno, senza reticenze e senza omissioni. È un investigare se stessi senza più paura di scoprire orrori e nefandezze (ci sono anche quelli, ma in noi c’è soprattutto tanta gioia e tanta bellezza inesplorata).

Disattivare l’abitudine distruttiva con la consapevolezza

 A questo punto è chiaro, credo, come la Mindfulness possa aiutarci a smettere di mangiare in eccesso.

Se la Consapevolezza diventa per noi un’abitudine virtuosa su cui si poggia la nostra esistenza – il che vuol dire allenare l’osservazione e la presenza –, il problema delle compulsioni è risolto alla radice.

Se non c’è più il motivo della fuga, anche la fuga non ci sarà più.

 E il mindful eating?

 Il mindful eating, se viviamo in uno stato di presenza, viene da sé.

Se sono presente in ogni cosa della mia vita, andare contro di essa, avvelenarmi col cibo in eccesso o privarmene, sarà impossibile. Soprattutto perché mi accorgerò, momento per momento, di ciò che sto facendo.

Il corpo non mente

 Sarà il mio stesso corpo ad aiutarmi. Grazie alla consapevolezza, imparerò a riconoscerne i segnali.

La fame, finalmente, sarà vera fame, e la sazietà arriverà molto prima.

“Sentirò” in modo sottile quello che mi fa bene e quello che mi fa male, sarò in grado di scegliere con cosa nutrirmi e lo farò in quantità sane che sosterranno adeguatamente il mio organismo anziché distruggerlo. E, soprattutto, dirò per sempre addio a qualunque dieta. Semplicemente, non avendo più un rapporto conflittuale e compensatorio col cibo, non accumulerò peso in eccesso (o non sarò sottopeso).

Non è quello che abbiamo sempre sognato?

Risolvere definitivamente i propri problemi col cibo si può. Ed è più semplice di quanto pensiamo.

 

2 commenti
  1. Marco Cattaneo
    Marco Cattaneo dice:

    Conoscendo molto bene la mindfulness, le pratiche di presenza, i meccanismi inconsci legati alle emozioni e agli impulsi, purtroppo dissento sul fatto che sia sufficiente il mindful eating per eliminare le compulsioni. O meglio, forse è possibile nell’arco di un tempo indefinito, molto lungo. Quindi è possibile a livello teorico, ma in un singolo pasto la presenza può non essere sufficiente perché la persona mangi “il giusto”. Purtroppo.

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    • dimagriremeglio
      dimagriremeglio dice:

      Grazie del feedback, Marco. Quello che dici è profondamente vero. Nella mia esperienza questo strumento è stato fondamentale ma non certo l’unico. Però è quello che più di ogni altro “consolida”. Io poi parlo di pratica di meditazione costante più che di mindfulness per come la si intende comunemente.

      Rispondi

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